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Anni fa erano fonte di ricchezza e benessere, oggi sono in molti casi scomparsi, dimenticati o praticati da pochissimi
abili artigiani. Sono i mestieri di un tempo, quelli che oggi nessuno fa più e in qualche caso si cerca di riscoprire.
Non tutte queste professioni “estinte o in via d’estinzione” risalgono a secoli fa. Alcune erano
praticate solo fino a qualche decennio or sono, ma sono state travolte da un progresso
tecnologico che avanza veloce.
Quasi tutti questi mestieri, però, affondano le loro radici nei secoli passati e nelle tradizioni di un
tempo. I nomi di alcuni di questi lavori, si richiamano a quelli delle antiche Corporazioni che
riunivano al loro interno gli artigiani e ne valutavano l’idoneità a svolgere il mestiere.
Ecco quindi i “coltellari”, i “prestinari” cioè i fornai, i “cristallari”, i “calzolari”, i “pattari”, cioè gli
straccivendoli e gli “armaioli” con quelli di Milano famosi in tutto il modo per le loro spade e
soprattutto per le loro armature.
Nomi che esistono ancora oggi nella toponomastica milanese (via Armorari, via Speronari, via
Spadari), ma ovviamente sono scomparsi come attività. Altre attività, oggi scomparse o evolute in
altre forme, erano quelle dei “giupponari”, i fabbricanti di giacche, i “berrettari”, che facevano
berretti, i “calzettari” e gli “agucchiari”,che lavoravano con l’ago, tutti antenati degli attuali stilisti
che hanno fatto di Milano, la capitale mondiale della moda. Più recenti e diffusi fino a poche
decine di anni fa, sono invece altri mestieri oggi quasi scomparsi, ma di cui è più viva la memoria,
soprattutto fra gli anziani.
Ecco quindi i materassai, gli arrotini, con la loro speciale bicicletta attrezzata per molare i coltelli, i
tappezzieri, gli ombrellai, gli impagliatori di sedie, e le modiste, che modellavano i cappelli con il
ferro da stiro. Una tradizione artigianale lombarda di un tempo,
quella legata alla produzione di armature e armi, è ancora oggi molto
attiva anche se aggiornata alla realtà attuale, così come l’artigianato
legato alla produzione di oggetti in oro, argento e ferro battuto,
mentre un posto sempre di primo piano è occupato dall’artigianato del legno con tutti
mestieri legati alla produzione di mobili, come quelli dei falegnami, mobilieri, intarsiatori e
ebanisti, e alla produzione di strumenti musicali, con i liutai.
Anche nell’ambito della lavorazione delle pelli sono molti i mestieri di una volta che sono
scomparsi o si sono evoluti in altre forme. Ci sono calzolai e i ciabattini, sempre più difficili
da trovare, e poi ci sono i “bursinatt” che fabbricano borse e borsette e i guantai,
specializzati nella produzione di guanti.
Pochissimi sono invece i “sellai”, artigiani che proseguono in un lavoro di antica tradizione. Un mestiere ormai svolto da
pochissime persone è quello della “merlettaia” che realizza i merletti utilizzando il tombolo, un cuscino cilindrico
imbottito di lana, sui cui è fissata la pergamena che funge da trama per il disegno da eseguire.
Nel campo della sartoria, oltre ai sarti, oggi in numero piuttosto ridotto, sono da segnalare altri mestieri, come quello
degli “occhiellai” e dei “pantalonai”, oggi praticamente in via di estinzione. Nel campo della stampa, un lavoro oggi
praticamente scomparso, è quello del fonditore di caratteri tipografici, mentre resistono ancora, seppur in numero
limitato, i “rilegatori”.
Nel campo degli alimentari, molti dei vecchi mestieri di una volta sono ancora molto presenti, basti pensare a panettieri
e fornai, mentre altri stanno conoscendo un’autentica riscoperta, come quello dei “casari” che producono il formaggio in
modo artigianale.