Nella nostra rassegna degli Antichi Mestieri non potevano mancare i Sarti e i Barbieri: non
vogliamo parlare dei moderni Couturiers, quelli della griffe italiana presente in tutto il mondo,
ma degli Artigiani della sartoria di altri tempi; non dei Barbieri che in Saloni modernamente
attrezzati offrono molteplici servizi alla clientela tutti i giorni della settimana, ma di quelli che
ormai si ritrovano solo nei ricordi dei nostri Padri.
Vedremo come presentavano tra loro delle affinità nei tempi passati.
Il mestiere di fare il barbiere nei piccoli paesi
contadini, era considerato un lavoro di tutto
rispetto, quasi una professione, anche se allora si
limitava alla rasatura della barba e al taglio dei capelli! Il
lunedì da sempre è stato il giorno di riposo per i barbieri; ma all’epoca in quel
giorno per loro iniziava una intera settimana di riposo che finiva il venerdì; poi
il sabato e sopratutto la domenica erano i giorni di piena attività. Gli uomini al
lavoro nei campi o nelle loro botteghe durante la settimana non avevano certo
il tempo di recarsi dal barbiere per farsi tagliare i capelli ed erano in pochi che
la barba se la radessero da soli. La domenica si faceva un salto al Salone per il
periodico taglio o solamente per scambiare quattro chiacchiere con gli amici e
ascoltare le ultime barzellette o storie raccontate dai più anziani; non era raro
che in attesa del proprio turno, in un tavolo destinato all’uopo, si poteva pur
fare una partita a carte. Nel Salone gli uomini trovavano il servizio completo
per la toletta di barba, baffi e brillantina: le famose tre B del Barbiere; un cliente si alzava dalla poltrona, un altro si
sedeva al richiamo del principale mentre sventolava la medesima tovaglia appena utilizzata per il precedente avventore:
"sotto il prossimo"! Le pettinature alla moda più gettonate erano” alla Umberto” o “alla Mascagna”, adottate da Umberto I
Re d’Italia e da Pietro Mascagni; negli anni quaranta, “ alla Tedesca” il taglio mlilitare delle truppe germaniche che
circolavano nelle nostre strade; a seguire “ alla Charles” (copiata dall’attore americano Boyer). E così, in quella che ai
tempi d’oggi verrebbe chiamata Azienda a conduzione familiare, spesso si costituiva una Cooperativa di fatto dove il Padre
faceva il Barbiere e la Madre la Sarta; i figli i maschi intraprendevano già da piccoli l’arte del Padre e le figlie femmine
seguivano generalmente il mestiere della Madre. In qualche caso i figli maschi imparavano anche il mestiere della Madre,
non viceversa per le figlie femmine. L’arte del Barbiere ha avuto l’evoluzione che conosciamo che si è sviluppata anche nei
piccoli centri: mentre si è ridotto il numero dei vecchi esercizi, quelli rimasti in attività si sono rinnovati e ne sono sorti di
altri con arredi nuovi e servizi adeguati ai tempi.
“L’attività sartoriale ( quella artigianale) in Italia sta scomparendo, gli italiani hanno smesso di fare i sarti" questo è
l’allarme lanciato dalle Associazioni di categoria: sono 18.000 le sartorie del nostro Paese che corrono il rischio
d’estinzione, non certo per una criticità del mercato, ma per la
mancanza di ricambio generazionale e per la crescente scarsità di
manodopera. I giovani non vogliono fare questo lavoro: un apprendista
guadagna poco e deve lavorare molto. Resiste meglio quella delle Sarte
non più per la confezioni di abiti ma generalmente per lavori di
adattamento, riparazione o rammendi di capi venduti già confezionati
nei negozi specializzati e nei numerosi Centri Commerciali presenti ormai
un pò da per tutto: rappresentano di fatto l’indotto del prèt a portér! E a
Inzago cosa è successo alle numerose attività di Sarti e Barbieri presenti
il secolo scorso?
Ecco cosa abbiamo raccolto:
I Fratelli Fumagalli , Emilio il Sarto e Gianni il Barbiere, sono i
rappresentanti indiscussi della stirpe inzaghese degli Artigiani dei due Mestieri; hanno svolto la loro attività per molti
decenni nell’ Esercizio di Piazza Maggiore : il più giovane, Gianni il Barbiere , è andato in pensione; malgrado la
saracinesca sia perennemente chiusa da oltre due anni, sopra vi troneggia ancora l’insegna “PARRUCCHIERE”!
Il più anziano, Emilio il Sarto, lavora ancora nel Laboratorio a cui si accede dal cortile adiacente al Salone. Certo il suo
lavoro non è più quello di una volta; l’Emilio, oggi ultra ottantenne, non si cimenta in lavori impegnativi, non confeziona
più abiti e cappotti per Signore e Signori, ma non si sottrae ai piccoli lavori di riparazioni e adattamenti che gli vengono
frequentemente richiesti.
Giuseppe Colombo, el Pép, dal 1962 ha aperto un Salone di Parrucchiere in via Piastrello; aveva 11 anni, faceva la
quinta elementare quando iniziò la sua attività nella bottega del Gaibotti Ambreus in via Marchesi e da allora è passato
molto tempo, ma non diciamo quanto! Possiede una elevata professionalità apprezzata dalla sua cospicua Clientela. Il suo
Esercizio, molto spazioso, è dotato di attrezzature nuove come si addice a un Parrucchiere dei nostri tempi. Tuttavia
entrando nel locale si avverte qualcosa che richiama i tempi passati: i Clienti in attesa di esser serviti discorrono tra
loro,animatamente dei più svariati argomenti, molte volte di ...biciclette ( él Pép ne è uno sportivo e praticante )
rigorosamente in dialetto; sarebbe piacevole per me, che sono un periodico frequentatore, partecipare alle loro chiacchiere
ma non comprendendo l’inzaghese non mi rimane che ascoltarne le parole senza essere in grado di capirne una sola;
sfoglio, senza leggerla, qualche rivista e ho l’impressione che qualcuno dei presenti pensi che i miei silenzi siano
atteggiamenti Snob: non è così, ne ho spiegato qui il motivo e faccio ammenda!
In conclusione anche a Inzago, come altrove, ai tempi di oggi i due Mestieri appartengono disgiuntamente alla modernità;
di questi noi ne parliamo altrove, in altre Sezioni nel nostro Portale.